ACQUA ODOROSA 23 giugno

Domenica 23 giugno, nel pomeriggio raccolta di fiori e erbe officinali per la preparazione dell’Acqua di San Giovanni (nei pressi dell’associazione e/o portandone alcune da casa), per poi spostarsi verso Tolfa, nella valle del torrente Rio Fiume (4 km dall’uscita dell’autostrada S.Severa) per completare la raccolta e attingere l’acqua dal torrente con cui preparare l’Acqua Odorosa! Mangeremo qualcosa cucinato sul Fuoco e/o portato da casa, e per chi lo desidera, pernottamento nel bosco con la tenda, per partecipare al rito completo dell’Acqua che si conclude la mattina seguente all’alba  partecipazione libera e gratuita, contattateci per maggiori info
 
 
 
 
 
TRADIZIONE TRA SACRO E PROFANO
L’acqua di S.Giovanni e le ritualità a essa connesse rientrano all’interno delle celebrazioni solstiziali. Con il solstizio d’estate il Sole (simbolo del Fuoco e del divino) raggiunge la sua massima inclinazione positiva, è il momento di massima espansione della Luce (da quel momento le giornate cominciano ad accorciarsi), il Sole entra nella costellazione del Cancro, simbolo dell’ Acqua e dominato dalla Luna, dando così origine all’unione delle due opposte polarità. L’incontro del Sole nella casa della Luna conduce alle nozze tra i due astri, ovvero tra i 2 generi, femminile e maschile, Yin-Yang, che unendosi generano la vita. I due elementi, Fuoco e Acqua, si ritrovano difatti entrambi presenti nei rituali di festeggiamento della giornata di S.Giovanni: accensione dei falò, raccolta delle erbe per preparare l’acqua odorosa e raccolta della rugiada…tradizioni che affondano le loro radici nella cultura pagana e quindi in una visione spirituale panteistica del mondo, e che con l’avvento del monoteismo si agganciano alle rappresentazioni della nuova religione. Elemento rappresentativo di San Giovanni per esempio è l’acqua (l’acqua battesimale).
RACCOLTA DELLE ERBE E PREPARAZIONE DELL’ ACQUA ODOROSA: E’ usanza ancora oggi diffusa in molte zone dell’Italia quella di raccogliere al calar del sole del giorno 23esimo di giugno le erbe per la preparazione dell’ “acqua odorosa”, da tenere a bagno, fuori di casa, durante la notte di S.Giovanni. La mattina seguente poi la stessa acqua viene utilizzata per lavarsi. Si dice che questa operazione procuri giovamento in particolare alla pelle, e si crede che sia anche una protezione contro le malattie e la malasorte in generale. Le erbe raccolte durante questa notte hanno un elevato potere benefico, proprio perché in questo periodo dell’anno e in particolare in queste ore, i principi attivi delle piante (e quindi le loro proprietà curative) sono alla loro massima esaltazione. Le erbe, messe a macerare nell’acqua fino all’alba ed esposte ai raggi lunari, assorbono quelle energie che solo al solstizio d’estate si propagano. Nell’atto del lavacro, con la fronte rivolta ed est, in direzione del sorgere del sole, ci si bagnava a partire dal capo per tre volte, come atto di purificazione e liberazione del corpo e dello spirito dalle scorie negative accumulate nelle lunghe notti invernali.
ACCENSIONE DEI FUOCHI: anche l’accensione dei fuochi nei campi trova riscontro nelle tradizioni popolari contadine di questa festa. Gli anziani raccontano infatti di falò propiziatori ai “crocicchi” delle strade di campagna, per purificare e allontanare la mala sorte, con rituali come canti e salti. In alcune tradizioni si usava incendiare ruote di fascine che venivano fatte rotolare lungo i pendii, in mezzo ai campi, per propiziare i raccolti, accompagnando il rito con canti e grida. La ruota infuocata simboleggia il Sole, a cui i falò erano dedicati, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente il ciclo di discesa che culmina con il solstizio d’inverno. Il salto, così come il lancio di “cose vecchie” nel fuoco, presente in alcune tradizioni, è un rito di purificazione, di rinnovamento e di buon auspicio per quello che verrà. Nel fuoco venivano poste alcune erbe purificatrici (come la verbena, il timo, il rosmarino, la ruta, la maggiorana, l’artemisia, e altre), il cui fumo proteggeva e allontanava la malasorte. Il triplo salto era accompagnato dall’espressione di un desiderio, che, se non formulato per fine egoistico o di vanità (“S. Giovanni non vuole inganni”), si sarebbe realizzato entro il solstizio invernale. Nell’atto di saltare si lasciavano idealmente al fuoco le proprie angosce (così come si gettavano tra le fiamme vecchi oggetti), che simbolicamente venivano eliminate lasciando spazio al nuovo. Nel saltare il fuoco qualcuno esclamava “Lingue di fuoco si innalzano dal piccolo falò a rischiarar la notte fugando le ombre malefiche c’ oscuran l’avanzar del benigno dì” . In alcune tradizioni la mattina seguente si usava girare 3 volte intorno alla cenere rimasta, passandosela poi su corpo e capelli per allontanare le malattie.
RACCOLTA DELLA RUGIADA: secondo la tradizione la rugiada della mattina di S.Giovanni ha il potere di curare, purificare e propiziare la fertilità. Per questo le donne che desideravano avere figli usavano rotolarsi nude nell’erba bagnata, per carpire le proprietà fecondatrici della rugiada, e anche per la bellezza della pelle e dei capelli. Allo stesso scopo, si raccoglie la rugiada stendendo un panno sull’erba, o trascinandolo, per poi raccoglierne le gocce di cui il panno è intriso.
MAZZETTI : le stesse erbe utilizzate per l’acqua (in particolare l’iperico), venivano talvolta radunate in fascetti e conservate per vari usi (poste sotto il cuscino per favorire sogni premonitori, o da indossare sotto i vestiti per proteggere dagli spiriti maligni chi si trovasse in strada dopo il calar del sole.
CONSERVAZIONE DELL’ACQUA: l’acqua odorosa veniva filtrata e raccolta in bottiglie e contenitori, per essere utilizzata come lenitivo per la pelle (si dice sia molto efficace per il Fuoco di S.Antonio), per rigenerare i capelli, per ripetere il rito propiziatorio, per allontanare il malocchio e quant’altro.
IL RACCONTO DI MARGHERITA, classe 1936, zona Migliano (PG), che durante gli anni della guerra faceva parte del gruppo dei bambini (detto “Assaltarella”), incaricati della raccolta delle erbe di S.Giovanni. Nel casolare di Margherita, famiglia di mezzadri contadini, negli anni ’40 abitavano circa 30 persone, di cui 20 bambini. <…gli anziani erano molto legati a questa tradizione e organizzavano accuratamente ogni dettaglio. La chiamavano ”ACQUA ODOROSA”. Bisognava raccogliere ogni tipo di erba, foglia e fiore, dai boschi, dalle testacce di casa, dagli alberi della strada. Almeno fino a 100 tipi diversi. Alcune piante non potevano mancare: ginestre, margherite, gerani, rose, mentuccia, rosmarino, maggiorana, artemisia (dedicata alla dea Artemide, sorella di Apollo, dio del Sole – ndr), foglie di limone, erba della madonna, fiori o foglie delle piante da frutto, rose “pazze”, erba del “ciculo”, viole e ciclamini selvatici, iperico (detta erba di San Giovanni) e poi ruta, lavanda, vischio, cipolla, corbezzolo, timo, salvia, basilico, noce, alloro, finocchio selvatico, scotano, fiore di tiglio, caprifoglio…Dopo la raccolta le erbe venivano messe a bagno nella “ramina” e lasciate per tutta la notte all’aperto, così che San Giovanni potesse benedirle, al suo passaggio. Anche i panni venivano appesi fuori dalle finestre, per la stessa ragione. All’ aurora del 24, al sorgere del primo sole, la ramina e i panni venivano ritirati all’interno delle case. In un clima di grande eccitazione e devozione, tutti venivano svegliati, tutti partecipavano al rito del lavacro: anziani, grandi e bambini. L’infuso veniva filtrato dalle erbe e versato nelle bacinelle. Con questa acqua ognuno si lavava accuratamente il viso e il corpo, invocando la protezione di S.Giovanni>. Margherita ricorda il profumo intenso e dolce dell’acqua e la sensazione di benessere e speranza al contatto con la sua pelle. L’acqua odorosa avrebbe protetto la famiglia dalle malattie, dalla sventura, da tutto ciò che si poteva temere. Margherita ricorda anche che nella notte venivano accesi dei falò ai crocevia dei sentieri, per allontanare gli spiriti maligni e la malasorte dalle proprie case. Si saltava tre volte sopra il fuoco. (Emanuela Biscarini e Leonia Rossi)

 

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